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Facciamo la pizza a casa con Davide Civitiello

pizza a casa prendili per la gola

Pizza realizzata durante il corso di pizza cotta in forno a legna

La settimana scorsa, se avete seguito il mio account Instagram @prendiliperlagola, il mio amico, nonché pizzaiolo campione mondiale nel 2013, Davide Civitiello. mi ha invitato a mettere letteralmente le mani in pasta.

Durante la scuola di cucina di Rosso Pomodoro, ha tenuto una vera e propria lezione sulla pizza. E come vi ho accennato prima, ci ha fatto ” sporcare ” le mani, insegnandoci a realizzare la pizza da poter fare a casa.

Ovviamente non potevo tenere questa bellissima esperienza solo per me. In questo post troverete la ricetta e segreti per fare una buona pizza a casa.

Per prima cosa regolate la grammatura del vostro impasto partendo dall’acqua, il suo peso non cambierà, mentre quello dalla farina si, in quanto soggetto al clima.

La farina da utilizzare dovrà essere una farina ” 0 ” oppure ” 00 “. Aggiungeremo all’impasto per casa – in pizzeria non hanno bisogno di farlo perché utilizzano forni ad elevate temperature – una piccola quantità di zucchero che servirà a donare colore e croccantezza alla nostra pizza e olio extra vergine d’oliva, che terrà idratato l’impasto durante la cottura nel forno di casa.

Adesso armata di madia, farina, acqua e lievito, sono pronta a impastare la mia pizza.

Facciamo la pizza a casa con Davide Civitiello

Dosi per 5 pizze

500 gr di acqua

700/800 gr di farina 00

30 gr di sale

15 gr di zucchero

50 gr di olio evo

2 gr di lievito di birra fresco

Per la farcitura Margherita

500 g pomodori San Marzano

600 g di mozzarella di bufala

basilico e olio qb

Nella madia versare da un lato circa metà della farina indicata nella ricetta e il mezzo litro di acqua nel quale faremo sciogliere lo zucchero e il sale. Alla farina aggiungiamo il lievito sbriciolato.

Adesso cominciamo ad miscelare il tutto. Otterremo un impasto molto appiccicaticcio.

Trasferiamo l’impasto molle un un piano da lavoro in legno sporco di farina e continuiamo a lavorarlo energicamente aggiungendo la quantità necessaria di farina affinché si ottenga un panetto liscio, elastico e compatto.

Lasciamo riposare il panetto per 30 minuti. Allo scadere del tempo siamo pronti per la ” stagliatura” ovvero dividiamo l’impasto in 5 panetti da circa 240 gr ciascuno.

Li lasceremo lievitare per almeno 8 ore.

Dopo la lievitazione, ogni panetto sarà pronto per diventare un’ottima pizza,

Sporchiamo il singolo panetto con la farina da entrambi i lati; stendiamo con le mani – Davide dice di non tirare l’impasto, ma di schiacciarlo delicatamente con i polpastrelli – Se per voi è possibile date alla pizza la classica forma rotonda, io ci sto ancora lavorando!

E’ il momento di condirla con una cucchiaiata abbondante di pomodoro, mozzarella di bufala, giro di olio – Davide ci ha insegnato il famoso ” 6 ” del pizzaiolo – e terminate con il basilico.

Il momento della cottura è il momento tanto temuto. Servirebbe la pietra refrattaria, che purtroppo non ho ancora acquistato, quindi ho dovuto cuocere in teglia.

Riscaldate il forno alla massima temperatura per mezz’ora. Infornate la vostra pizza a metà altezza del forno, la pizza cuocerà nel modo ottimale.

Questo è stato solo il mio primo esperimento, al ritorno dalle vacanze proverò ancora e ancora e ancora…

A presto!

 

Crostata al limone, il dolce del mio anniversario

crostata al limone prendil per la gola

Crostata al Limone

Durante una torrida domenica di fine luglio, ho voluto festeggiare il mio primo anno da signora sposata, con la Crostata al limone.

Perchè proprio questo dolce? Perchè è uno dei preferiti di mio marito!E poi prepararlo è davvero facile. Sporcherai poco. Ti basterà versare tutto in un mixer e un frullatore e la torta sarà pronta in battito di ciglia.

Purtroppo dovrai accendere il forno e se come me decidi di preparare la crostata al limone quando fuori ci sono 40°, beh, sarai costrette a sudare un pò. Ma credimi, ne rimarrai entusiasta.

Nella ricetta troverai le dosi con i prodotti classici, tra parentesi burro e panna alternativi che ho dovuto utilizzare perchè intollerante al lattosio. Il risultato è perfetto!

Ho realizzato la crostata al limone in collaborazione con l’azienda di e- commerce Happyflex, azienda produttrice di stampi in silicone per dolci e salati.

Come preparare la crostata al limone

Per la frolla

150 gr di farina 0

70g di burro ( senza lattosio per me )

1 uovo

75 gr di zucchero semolato

1 limone biologico

1 pizzico di sale

Per la crema

200 ml di panna fresca ( ho usato la panna di soia Hoplà)

2 limoni biologici

4 uova

120 gr di zucchero semolato

30 gr di amido di mais

1 pizzico di sale

In un mixer ho versato la farina e il burro freddo. Ho azionato fino ad ottenere delle briciole. Ho aggiunto lo zucchero, la scorza di limone, il pizzico di sale e l’uovo. Ho lasciato andare i mixer fino a che non si è formata la frolla.

Ho avvolto l’impasto in una pellicola e messo il tutto in frigo per un’ora.

Ho steso la frolla compatta e fredda nello stampo in silicone per crostate della Happyflex, ho coperto la superficie con la carta forno e sparso dei fagioli. Ho infornato la base della crostata per 10 minuti a 180° ( cotura in bianco ).

Crostata al limone prendili per la gola

stampo per crostate dim.24 cm della Happyflex

Mel frattempo ho preparato la crema al limone. Nel frullatore ho versato tutti gli ingredienti e ho lasciato andare la macchina per qualche minuto.

Ho tolto la base dal forno e ho eliminato la carta forno con i fagioli. Ho versato nella base di frolla la crema aiutandomi con colino per evitare grumi.

Ho infornato per 30 minuti a 170°. La cottura dipenderà dal vostro forno quindi se al trentesimo minuta la superficie della crostata sarà dorata, allora sarà pronta. In caso contrario lasciatela ancora qualche minuto.

Una volta fredda, ho sformato con delicatezza la crostata, e devo dire le lo stampo in silicone mi è stato molto d’aiuto in questa manovra, La crostata è venuta via senza dover ungere lo stampo con un grasso.

Ho finito con una spolverizzata di zucchero a velo e fette di limone per decorazione.

Crostata al limone prendili per la gola

Crostata al limone

 

A presto!

Il primo shooting fotografico con Food in Pixel

shooting Prendili per la gola

Mettete quattro ragazze, quattro foodblogger, con tanta voglia di fare. Un duo di esperti food photographers e food stylists, Linda e Roby. Un set. Macchine fotografiche e tanto cibo! Questa è la ricetta per avere uno shooting fografico perfetto. Il primo per me.

Mentre scattavamo foto e giravamo video delle ricette, sentivo nella mia testa, la voce della mia migliore amica Titty, che mi diceva di non essere timida davanti l’obiettivo. Ma nulla! per fortuna pochi sono stati gli scatti alla mia persona, e molti quelli alle mie friselle pugliesi e cialda barese, un’insalata con cetrioli, patate, pomodori e cipolla rossa.

Quattro ragazze, Sally blog Sally18100, l’esperta di vini del nostro gruppo, Laura blog Laura e le sue ricette, una mamma e lavoratrice con una passione sfrenata per la cucina e Cristina, una donna forte e ambiziosa di cui presto sentiremo parlare. La nostra amicizia è nata durante le giornate della fiera campionaria TuttoFood, lo scorso maggio. Galeotto è stato il frame di Instagram che portavamo in giro per gli stand.

Ogniuno di noi ha presentato una ricetta regionale o piatto di punta del blog che Linda e Roby, con la maestria che li contraddistingue, hanno fotografato. Un’esperienza fantastica!

Cucinare mentre si è ripresi. Dapprima imbarazzo, almeno mio, poi puro divertimento. E giochi a fare un pò la Parodi della situazione o la Peronaci, a cui tutte noi ci ispiriamo infondo.

A breve vedrete le foto pubblicate sul sito web Food in Pixel, restate connessi!

Una semplice giornata al Ratanà

prendili per la gola ratanà

La brigata del ristorante Ratanà – Milano Chef Cesare Battisti – sous chef Luca De Santi – Federico – Kim – Giulia – Aurora – Flavia – Ripon – Rari

C’era una volta, in un paese del sud Italia, Bitonto, una bambina.La piccola si ammalava sempre durante i mesi invernali e passava tanto tempo a letto. A farle compagnia la cara vecchia amica Tv. Tra un cartone e l’altro, qualche film in VHS, guardava i programmi di cucina assieme alla mamma…

E’ così che tutto ha avuto inizio! Sono cresciuta guardando la ” Prova del Cuoco ” e gli inizi della Benedetta Parodi. Mia madre rifaceva le ricette che vedevamo in tv, e io l’aiutavo. Succede ancora. Solo che adesso le ricette le metto in scena io! E le posto sui miei social.

Dopo un post in cui chiedevo se ci fosse qualche chef in ascolto disposto a darmi delle lezioni di ” spadellamento “, mi è arrivata una mail. Era l’esperta delle relazioni e marketing del ristorante Ratanà di Milano. Mi chiedeva se fossi stata interessata a trascorrere una mattinata nella loro cucina seguita dallo chef Cesare Battisti e dal suo sous chef Luca De Santi. Mi è preso un colpo! Non solo avevano letto il mio post pubblicato sulla mia pagina instagram ( IG_ @prendiliperlagola ), mi offrivano la possibilità di assistere alla vita di un intero servizio, dalla fase dell’organizzazione, alla preparazione, alla fine del turno dedicato al pranzo.

Ho risposto subito sì! Ero pronta a mettermi in gioco con i grandi della cucina.

Lo scorso mercoledì salgo in metro direzione ristorante Ratanà. Più si avvicinava la mia fermata, più il cuore mi batteva. Arrivo in via De Castillia, 28 a Milano. Tra i grattacieli futuristici come il Bosco Verticale e la famigerata torre dell’ Unicredit, c’è lei, una villa liberty dei primi del ‘900, all’interno della fondazione Riccardo Catella, nella quale Cesare Battisti e la sommelier Federica Fabi gestiscono il ristorante che da poco la rivista ViviMilano ha premiato, classificandolo ai vertici della classifica, con il ViviMilano Awards – Food & drink 2017– categoria ristoranti.

Mi accolgono Arianna e il pastry chef, sous chef della brigata Luca de Santi.- Se ricordate ho copiato la sua ricetta del tortino al cioccolato lo scorso inverno. Quindi si può immaginare la mia gioia!- Parliamo un pò di quello che combino in cucina e come sono arrivata al blog. E poi la domanda cruciale: ” Cosa ti piace fare in cucina? ” la risposta è venuta fuori da se : ” Amo preparare dolci! ” ” Perfetto! Allora passerai la giornata con Luca! ” In quel momento ho sentito scriversi sul mio viso un sorriso enorme. E dentro di me esclamavo: ” Siiii!!! ”

Entro per la prima volta in una cucina da ristorazione, ordinata, con le pentole già sul fuoco e i ragazzi della brigata tutti al lavoro – erano solo le 9:15 del mattino, la vita dello chef inizia molto presto! – scendo giù in cantina ed entro nello spogliatoio. Indosso la mia giacca bianca con la scritta Ratanà sulla manica, allaccio il mio grembiule e parto per l’avventura. Prima De Santi mi spiega come è organizzata la cucina, dall’ acquisto delle materie prime alla stesura della carta dei piatti – posso solo dirvi che sono una macchina perfetta! -.Poi si passa all’azione.

Si comincia con la preparazione delle lamelle di mandorla caramellate che andranno a guarnire uno dei dolci in menù. Aurora, una dei componenti della squadra che si occupa della pasticceria, mi passa la ricetta, mi indica dove trovare pentole e il necessario e via, sono pronta per cominciare.

L’ansia da prestazione è andata via non appena ho cominciato a pesare le mandorle. Mi sentivo a casa, tranquilla. Ho portato a termine il mio compito. Le lamelle erano in forno. Allora via con la lavorazione delle ciliege, altro componente per un altro dolce in carta. E così via, fino alle ore 12. E’ arrivato il momento del pranzo della brigata di cucina e di sala. ” Qui si pranza presto, Nica ” mi dice sorridendo lo chef Cesare Battisti. Tutti a tavola! Il responsabile dei primi Federico Sordo mi prepara un piatto in onore della mia regione : Crudaiola di pomodori gialli salentini, una bontà!

Ore 12:30. Il servizio entra nel vivo

Siamo nello spazio esterno del ristorante a chiacchierare io e lo chef Battisti, quando arrivano i primi clienti. La sala si riempie. La cucina è nel vivo del servizio. Arrivano le comande dalla sala, il sous chef le legge e dice ai ragazzi i piatti da consegnare. Si manteca il risotto alla milanese, si cuociono i saltinbocca, La stanza si riempie di profumi e rumori dei piatti e di pentole che il lavapiatti continua a inserire in lavastoviglie. Tutto fila liscio. Piano piano la pasta salta meno nelle padelle e dalla pasticceria meno gelati e semifreddi vengono guarniti. Il servizio del pranzo sta terminando.

Si spengono i fornelli, si lavano le ultime casseruole, si impacchettano gli ultimi avanzi. Ci si porta avanti con la preparazione dei piatti e dei dolci per la cena e l’indomani, quelli con tempi più lunghi di preparazione. Quando tutto è stato pulito e sistemato, si scende tutti negli spogliatoi. Il turno del pranzo è terminato. Qualche momento di pausa, tra qualche ora si ricomincia, c’è la cena da servire.

Ringrazio ancora una volta chef Cesare Battisti e tutto il suo staff per avermi ospitato e accolto del loro gruppo facendomi sentire una di loro.

Mi propongo per una nuova giornata lì con voi, posso?

prendili per la gola - ratanà

A presto!

La scuola di Identità Golose con Prendili per la gola

Ben ritrovati! Come promesso nel precedente articolo,( se ve lo siete persi qui vi lascio il link ) vi racconto brevemente, la parte più emozionante, per me ovviamente, delle giornate di Identità Golose dello scorso mese, la scuola di identità golose.

La scuola di Identità Golose

La scuola di Identità Golose, coodinata da Convivium Lab, vede salire in cattedra i migliori chef del panorama culinario italiano. Da nord a sud, si sono alternati sul palco della scuola di identità golose, per spiegare e lasciare degustare i loro cavalli di battaglia.

La scuola di Identità  Golose ha aperto la sua sessione di lezioni con la Colomba e cioccolato, in collabozione con lo sponsor Valhona, del pasticcere della pasticceria Besuschio, Andrea Besuschio.

Loretta Fanella ha proposto la ribollita in chiave moderna,  Ravioli del plin invece per Christian Milone. Pasta fresca all’uovo ” pizzicati “, appunto plin, pizzicotto in  piemontese, tuffati in un brodo ottenuto dalla distillazione a bassa temperatura di funghi.

La giornata di sabato è continuata con lezioni sui cocktail e panini per l’aperitivo perfetto, lezioni su piatti vegani a cura della chef vegana Daniela Cicioni e i Pizzoccheri dello Chef Franco Aliberti.

A mio avviso lo showcooking più divertente, oltre che insegnarci in modo accurato come preparare questo piatto tipico della Valtellina. Con la sua simpatia lo chef campano, di adozione valtellinese, ha saputo far gola preparando questo piatto tipico della zona

lombarda.

I pizzoccheri di Franco Aliberti

I pizzoccheri assomigliano a delle tagliatelle preparate con grano saraceno e farina di frumento. Secondo il disciplinare di Teglio, i pizzocheri devono avere uno spessore di 2/3 cm, larghezza di mezzo cm e lunghezza 7 cm.

La pasta va cotta con le patate tagliate a cubetti e verza.

I pizzoccheri vengono conditi con burro nocciola insaporito con la salvia e arricchiti con il giovane casera.

Moderatore della lezione, il conduttore radiofonico e televisivo Federico Quaranta. Da 15 anni insieme al suo compagno di avventure Tinto,  danno voce a Decanter su radio 2.

Protagonisti della domenica, Renato Bosco e Vincenzo Tiri e la loro pizza del nord e il panettone del sud, scambiandosi ironicamente, i prodotti tipici delle loro terre di origine.

I carpacci, tartare e carne cruda e la loro lavorazione con lo chef Marco Stabile; il gelato dolce e salato di Moreno Cedroni.

Partecipare a Identità Golose è stato per me un sogno che si è avverato.

Non vedo l’ora dell’arrivo della quattordicesima edizione di Identità Golose.

Identità Golose 2017, una giornata da blogger

identità golose

Chef Carlo Cracco

Identità Golose – Milano – 2017

Sabato 4 marzo, sotto una pioggia battente, mi sono recata a quello che per me, era l’evento più atteso dell’anno, Identità Golose Milano 2017.

 Così armata di ombrello e press pass per l’ingresso, mi sono recata al Mi.Co. per passare il sabato più emozionante da quando sono, anzi cerco di essere, blogger.

Per i pochi che non sapessero di cosa sto scrivendo, e credo davvero che siate pochi, Identità Golose è dal 2005 il congresso della cucina d’autore, italiana e straniera, ideato e curato da Paolo Marchi. Identità porta a Milano, oramai capitale del food, i nomi più prestigiosi e stellati della cucina e della pasticceria mondiale, nomi di spicco come chef Carlo Cracco, Massimo Bottura, Massimiliano Alajmo, Cristina Bowerman e tantissimi altri.

La manifestazione era come sempre divisa in diverse aree: espositiva, sale congressi, a cui quest’anno ho avuto il piacere di accedere, area riservata al mondo dei vini e le scuole di cucina, la mia parte preferita, dove ho potuto osservare e imparare i trucchi per preparare piatti da leccarsi i baffi.

Il tema quest’anno è stato ” La forza della libertà: il viaggio”. Viaggio dalla tradizione alle nuove tecniche di cucina, senza dimenticare le origini, viaggio di nuove spezie, nuovi sapori, contaminazioni, culture che ” invadono ” le nostre cucine, la nostra cucina che sconfina in altri paesi.

” Viaggiano le idee, il tiramisù ha invaso il mondo e noi siamo stai invasi dal sushi… Libertà all’ennesima potenza che va preservata – Paolo Marchi.”

Sabato mattina 

La mattinata di sabato l’ho trascorsa in sala auditorium ascoltando gli chef Davide Oldani, Cesare Battisti, Franco Aliberti e Gianni Tarabini che hanno relazionato sui piatti della cucina lomabarda rivisti con nuove tecniche di cucina.

La lezione che più mi ha colpita? Quella di Oldani e della sua tecnica da laboratorio per la separazione del sangue di vitello. Si proprio così! Sono stati presentati tre piatti dallo chef, il primo, la tradizionale Cassoeula, composta dagli ingredienti base – guanciale, puntina e cotenna di maiale, salamino verzino e sangue di vitello – Il sangue viene passato attraverso una macchina da laboratorio alla velocità di 7500 chilometri al secondo che scinde il siero da piastrine e globuli rossi e bianchi. Il siero è albuminoso, caratteristica dell’uovo, con cuoi lo chef ha pensato di preparare una meringa. Con la parte restante, piastrine, globuli rossi e bianchi, ha composto una civet.

Il piatto era così composto: un piatto lungo, disegnato dallo stesso chef Oldani,al suo interno una linea scritta con la civet tutta da leccare – l’ispirazione è venuta da sua figlia – due cocci di porcellana contenevano puntina e guanciale, l’altro spuma di verzino e cotenna. Accanto una cialda di verza disidratata e fritta. Con questo piatto, dice lo chef di aver superato quello che era il suo tabù, il sangue.

Con il siero albuminoso ha creato il Sanguinaccio ” Masapan “ una meringa sulla quale ha versato una ganache preparata con pregiato cioccolato 74%. E in ultimo ha voluto dare risalto ad un ingrediente lombardo che sta scomparendo, la cartillagine. La gelatina umida viene ridotta, versata in una padella antiaderente, si forma una cialda che cosparsa di sale è ottima per l’aperitivo , di zucchero è ottima per la pasticceria; il tutto completato con muosse bianca al caffè.

Sabato pomeriggio

Nel pomeriggio c’è stato Dossier Dessert con l’omaggio al maestro della pasticceria italiana Iginio Massari. Il maître pâtissier ha proposto uno dei dessert più diffusi nelle case degli italiani, il Tiramisù, l’immagine della pura energia, capace di rinvigorire chiunque. La pasticceria, ha raccontato dal palco il maestro Massari, è in continua evoluzione, è fatta di ricerca e nuove tecniche da sperimentare, senza mai dimenticare quella che è la tradizione.  Per una buona èasticceria ci vuole un’ elevata conoscenza delle materie prime, studio degli ingredienti . La pasticceria è una scienza esatta!

E dopo, in sala blu, per Identità di Gelato, è salito in cattedra il pastry chef e sous chef del ristorante Ratanà Luca De Santi. Ha proposto un gelato, ma non uno banale con latte e cioccolato, il suo gelato è preparato con baccalà mantecato, in onore alle sue origini venete, adagiato su un frollino di mais tostato, guarnito con limone candito, fettine di ravanello fresco, ceci neri fritti e a completare granita di sedano. Impensabile a dirsi, goloso all’assaggio. Ma in fondo Luca De Santi è il pastry chef che usa le verdure come il carciofo, suo ingrediente preferito, nelle sue preparazioni dolci.

La mia giornata non è stata solo conferenze, ho seguito anche le scuole di cucina, come vi avevo anticipato a inizio post, ma vi racconterò tutto nel prossimo articolo.

A  presto!

Per le foto si ringrazia il fotografo Michele Loglisci.

 

Torta soffice al pompelmo – senza lattosio e uova

Torta soffice al pompelmo

Oggi, facendo la spesa al mercato rionale vicino casa mia, ho visto sulla bancarella i pompelmi. Proprio questa mattina, facendo colazione, mi è capitato sotto gli occhi, un articolo che parlava delle proprietà di questo frutto. Ricco di antiossidanti, il pompelmo è un frutto anti-age –  e questo mi aveva già convinto, considerando che sono prossima a lasciare i trent’anni e iniziare la scalata verso i quaranta.- Gli antiossidanti del pompelmo aiutano la funzionalità del fegato, prevengono l’insorgenza delle malattie cardiovascolari, contengono vitamine AB e C ed ha solo e sottolineo solo 36 calorie. Adesso mi direte che le 36 calorie le assumiamo se mangiamo il frutto, ovviamente se utilizzo il pompelmo per farci una torta, le calorie aumentano. Lo so, ma tutto il preambolo che avete letto sino ad ora, mi ha fatto sentire meno in colpa quando ho mangiato una fetta della TORTA SOFFICE AL POMPELMO, senza LATTOSIO, e senza UOVA, quindi adatta a chi ha problemi di intolleranza o allergia.

Torta soffice al pompelmo

tortiera da 24 cm

200 ml di succo di pompelmo

200 ml di acqua tiepida

90 ml di olio di mais

180 g di zucchero semolato

300 g di farina 00

1 bustina di lievito per dolci

un pizzico di sale

scorza di due pompelmi non trattati

In una ciotola versare gli ingredienti nello stesso ordine in cui sono stati scritti. Mescolare il composto evitando la formazione di grumi. Versare l’impasto in una tortiera foderata da carta forno. Infornare a 180° per 40 minuti a forno preriscaldato. Fare la prova stecchino per verificare la cottura. Lasciare raffreddare e spolverizzare con zucchero a velo.

Ps. Ho voluto abbellire la torta aggiungendo sul fondo della tortiera, prima di versare il composto, uno strato di zucchero di canna integrale e fettine di pompelmo. In cottura si caramelleranno e daranno alla torta soffice al pompelmo un gusto più dolce.

Tortino al cioccolato con cuore morbido (Luca De Santi)

E’ trascorso quasi un anno, ormai manca davvero poco alla nuova edizione del congresso di Identità Golose 2017, qui a Milano. Solo ora ho provato a rifare, umilmente, il Tortino al cioccolato con cuore morbido di Luca De Santi, capo pasticcere e sous chef presso il ristorante dello chef Cesare Battisti, Ratanà ( Milano ).

Il tortino al cioccolato con cuore morbido, si sa, conquista sempre tutti. Assaporato nei momenti di profonda nostalgia e malinconia, è un vero toccasana. Qualche sera fa ero davvero giù, fuori pioveva e Milano era avvolta dalla nebbia fitta. L’inverno sembrava proprio non togliere le tende –  anche se mi rendo conto che siamo ancora a febbraio, con la mente sono proiettata alla bella stagione primaverile – così ho deciso di provare la ricetta, che il titolato pasticcere De Santi, aveva spiegato e dopo fatto assaggiare, durante uno dei corsi della Scuola di Cucina di Identità Golose 2016. Risultato? Lascio che lo proviate anche voi a sfornare un tortino al cioccolato con cuore morbido.

Aspetto i vostri commenti!

Ps. A causa della mia intolleranza al lattosio, ho dovuto un pò modificare la ricetta usando margarina vegetale al posto del burro e cioccolato al 70% anzichè quella al 50% come nella ricetta, non ho variato le grammature. Il risultato si è avvicinato di molto all’originale.

Tortino al cioccolato con cuore morbido di Luca De Santi

Per 18 tortini da 50 g

250 g di burro

250 g di cioccolato fondente 7o%

90 g di zucchero

5 uova intere

50 g di farina debole

Sciogliere al microonde il cioccolato in pezzi e il burro, una volta pronto lasciarlo raffreddare e portarlo a 30°. Nel frattempo imburrare e infarinare gli stampini. In un mixer versare il cioccolato sciolto con il burro e avviare la macchina. Unire lo zucchero e una volta mescolato, le uova sbattute a filo. Quando sarà tutto amalgamato, aggiungere la farina e lasciarla incorporare al composto. Versare 50 g di impasto in ogni stampino e congelare. Quando i tortini saranno congelati, a forno preriscaldato a 200°, cuocere per 7 minuti,

Servire i Tortini al cioccolato con cuore morbido di Luca De Santi caldi, spolverizzati con zucchero a velo o accompagnati da panna montata.

Muffin Vegani di chef Simone Salvini

muffin vegani di chef Simone Salvini

Non lasciatevi spaventare dal loro nome, i MUFFIN VEGANI DI CHEF SIMONE SALVINI, il famosissimo chef della cucina vegana a cui Crozza si ispira per la sua parodia dello chef Germidi Soia, sono davvero, davvero deliziosi. O che li accompagnate con il tè a merenda o con caffè e latte a colazione, tra tutti i muffin preparati fin ora, i muffin vegani sono uno tira l’altro. Non contengono latte e derivati ovviamente, solo olio vegetale e olio d’oliva come grasso, non contiene uova, ma tanto buonissimo cioccolato in pezzi e in più io ho aggiunto una manciata di fiocchi d’avena che rende i muffin vegani ancora più appetitosi.

Muffin Vegani di Chef Simone Salvini

Ingredienti

200 gr di farina Senatore Cappelli

100 g di farina di grano tenero tipo “0”

150 gr di zucchero di canna integrale

270 gr di bevanda vegetale di avena

100 gr di olio di mais

40 gr di olio extravergine d’oliva

60 gr di cioccolato fondente

60 gr di fiocchi di avena

1 bustina di cremortartaro

scorza di arancia non trattata

pizzico di sale

Ho messo in una scodella capiente le farine con cremortartaro setacciato e il sale. Ho frullato lo zucchero con la scorza d’arancia e l’ ho aggiunto alla miscela di farine. Con il frullatore ad immersione ho miscelato i due tipi di olio e la bevanda di avena. Ho versato gli ingredienti liquidi alle polveri. Ho aggiunto metà quantità di pezzi di cioccolato e  fiocchi di avena. Ho versato l’impasto nei pirottini di carta. Ho distribuito sulla loro superficie il restante cioccolato e qualche fiocco di avena. Ho acceso il forno e impostato il programma ventilato, ho fatto riscaldare e cotto i muffin vegani a 180° per 15 minuti. – Fate la prova stecchino –

 

Torta al caffè, cioccolato fondente e ganache all’acqua

torta al caffè

La TORTA AL CAFFE’, CIOCCOLATO FONDENTE E GANACHE ALL’ACQUA è un ottimo dessert per concludere al meglio una cena tra amici, o come è successo nel mio caso, una cena tra parenti.

Continuano le cene per inaugurare la mia nuova casa milanese. Tra pizze, focacce, rustici e salumi, ho preparato la torta al caffè, cioccolato fondente e ganache all’acqua per chiudere in bellezza la bella serata in compagnia. Il nome della ricetta potrebbe far pensare ad una torta abbastanza ” pesante “, invece no. La torta risulta molto soffice e leggera, al profumo di caffè, arricchita con pezzi di cioccolato fondente. Il tutto è reso ancora più goloso dalla ganache all’acqua. La ganache al cioccolato è la classica crema da copertura per torte, che si prepara con solo due ingredienti, panna e cioccolato. Ma data la mia intolleranza, niente panna! Allora ho provato la panna di soia da montare, che però non era disponibile al supermercato. Grazie però agli innumerevoli siti di cucina presenti sul web, ho trovato su Ifood, la ricetta per la ganache all’acqua, più leggera, meno grassa, la possono mangiare gli intolleranti al lattosio e chi segue un’alimentazione vegana.

Torta al caffè, cioccolato fondente e ganache all’acqua

Ingredienti

125 gr di burro ( nel mio caso margarina vegetale )

180 gr di zucchero di canna

2 uova

1 tazzina di caffè amaro

200 gr di farina

1+1/2 cucchiaino di lievito per dolci

1 pizzico di sale

100 g di cioccolato fondente o gocce di cioccolato

per la ganache all’acqua

115 ml di acqua

75 g di cioccolato fondente

In una ciotola ho lavorato il burro con lo zucchero. Ho aggiunto uno per volta le uova, il caffè, la farina, il lievito e un pizzico di sale.Infine ho unito i pezzettini di cioccolato fondente che avevo precedentemente preparato. Quando il composto è diventato spumoso, ho imburrato e infarinato lo stampo ( da 18 cm ) e versato al suo interno l’impasto della torta al caffè. Ho infornato a forno preriscaldato a 180° per 20 minuti. – Ricordate sempre la prova stecchino. –

A cottura terminata ho lasciato raffreddare la torta al caffè e ho preparato la ganache.

Ho fatto riscaldare la quantità di acqua e l’ho versata sul cioccolato fondente spezzettato e ho emulsionato con frullatore ad immersione.

Ho versato la ganache sulla torta. Ed eccoal qui, la TORTA AL CAFFE’, CIOCCOLATO FONDENTE E GANACHE ALL’ACQUA, pronta per conquistare i vostri commensali.

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